Territorio

     Dai suoi 161 metri di altezza, Carini domina l’incantevole golfo che va da Capo Raìs ad Isola delle Femmine, abbracciata da monti su cui sgorgano freschissime acque. Questa conformazione geografica e la ricchezza del territorio, hanno fatto si che Carini fosse già abitata dal Paleolitico, testimonianza ne sono i numerosi resti rinvenuti nelle grotte di Carburangeli, Puntali-Armetta e Maccagnone.
Intorno al 1.300 a.C. il re sicano Cocalo donò il territorio carinese al mitico Dedalo per i servigi a lui resi; veniva così fondata la cittadina di Hykkara che durerà fino al 414 a.C., quando l’ateniese Nicia la distrusse facendone schiavi gli abitanti, tra i quali quella Laide ancora fanciulla che sarebbe divenuta in seguito una famosa etèra presso Corinto.
Ricostruita più a monte, Iccara viene visitata dall’imperatore romano Antonino Pio durante il suo viaggio in Sicilia e, successivamente, diviene sede di Vescovado, come testimoniano alcune lettere di Papa Gregorio Magno al suo vescovo.
A confermare l’importanza raggiunta dalla cittadina rimangono oggi grandi e multicolori mosaici e le estese Catacombe presso Villagrazia di Carini, scoperte dal Salinas nel 1899.

Conquistata la Sicilia dai Normanni, Carini viene affidata al barone Rodolfo Bonello, il quale inizia la costruzione del Castello, che avrà la sua massima evoluzione sotto il dominio della famiglia La Grua Talamanca, signori di Carini dal 1397 e artefici, in massima parte, dell’evoluzione storico monumentale della cittadina. Nel 1563 avviene l’Amaro Caso della Signora di Carini, Laura Lanza, moglie di Vincenzo II La Grua Talamanca, viene uccisa dal padre per motivi d’onore, dando così vita alla leggenda della Baronessa di Carini.
Durante la dominazione borbonica Carini è sede dei principali moti risorgimentali, la vicinanza con Palermo favorisce gli incontri clandestini tra i fomentatori della rivoluzione, ed il Convento dei Carmelitani ne è il centro.

IL CASTELLO DI CARINI
(LEGGENDA, STORIA E RESTAURO)

Torre

Otto secoli di storia, di eventi. Tanti ne conta il castello di Carini e sono un ricco passato degno di rispetto e di attenzione.

La tragica impronta della mano insanguinata, secondo la leggenda, doveva trovarsi nell' ala ovest, quella in parte crollata per vetusta' ed abbandono negli anni '70. L' uso improprio del castello e poi il suo totale abbandono segnano, a partire dai primi decenni del secolo, il declino di questo straordinario complesso, passato in poco tempo dai fasti di un casato ricco di quattro secoli di storia, alla rudezza di ricovero per presidi militari, per profughi, agli stravolgimenti di caserma e prigione. Quanto poteva essere asportato fu fatto scomparire, depredando il luogo di tangibili testimonianze del suo importante passato. Se ancora si colgono i segni della prima cinta muraria con annessa porta medioevale a sesto acuto come unico ingresso al borgo, ed i segni della seconda cinta con arco ogivale di accesso al castello, se puo' cogliersi la spazialita' della grande corte interna, malgrado i crolli, l' imponenza dell' architettura e dell' ornato della grande torre quadrata, dei grandi saloni nell' ala nord-est, l' essenzialita' militare di camminamenti al di sopra dei muri, le sovrapposizioni, stratificazioni, addizioni, non meno evidenti e drammaticamente emozionanti sono i segni di dissesti, lesioni, fratture, crolli; specchio inesorabile di progressivo inarrestabile degrado. La forte mole del castello e' ancora un primario riferimento percettivo nel territorio, un monito contro l' assalto volgare di costruzioni contemporanee, legali e non, al suo intorno. Le immagini fotografiche degli anni '40 evidenziano ancora un castello turrito isolato su roccia viva, segnato a valle soltanto da oliveti e da muri di pietrame a secco, suddivisione a vista delle proprieta' terriere. All' inizio degli anni '80 l' Assessorato Regionale per i Beni Culturali ed Ambientali per tramite della Soprintendenza da' avvio ai primi consolidamenti per le situazioni a maggior rischio ed alla realizzazione di coperture provvisorie in lamiera che, dopo decenni di infiltrazioni d' acqua, finalmente difendono la fabbrica da eventi meteorici.

LA BARONESSA DI CARINI

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