LA BARONESSA DI CARINI

Da quando, sul finire del secolo XVI, il poemetto "LA BARUNESSA DI CARINI", di ignoto autore, vide la luce, scrittori, critici, poeti, musicisti e registi si sono ispirati "all'amaro caso" per ricordare la fine di una delicata creatura che, nella sua giovane vita circondata da tanto amore fu poi stroncata cosi' tragicamente.
Il poemetto parla di una donna uccisa dal padre per salvare l'onore della famiglia ma, per libera interpretazione, molti pensarono ad una donna uccisa dal marito.
Studi piu' recenti hanno dato piena luce al fatto. E' importante una pubblicazione del prof. A. Pagliaro che accenna a tre documenti di protocollo dai quali risulta che il Vicere' di Sicilia, all'epoca informa la Corte di Spagna che il Barone Cesare Lanza aveva ucciso la figlia Laura ed il Vernagallo e che l'avvocato Grimaldi ne aveva occultato il fatto. Questo documento costituisce un elemento sicuro che avvalora l'atto di morte della Baronessa, redatto il 4 dicembre 1563 e che si conserva nell'archivio della Chiesa Madre di Carini. Quindi, contro ogni interpretazione si rileva che Cesare Lanza di Trabia, connivente e complice con il genero, uccise per leso onore della famiglia, la figlia Laura, moglie di Vincenzo II La Grua ed anche se non di propria mano, lo stesso Ludovico Vernagallo (quest'ultimo fu ucciso da uno sgherro di Vincenzo La Grua, tale Francesco Musso). Troviamo infatti nel registro della Parrocchia, gli atti di morte della Baronessa e del suo amante, ucciso lo stesso giorno e scritti nella stessa pagina.
Il Barone Vincenzo II La Grua, il 4 maggio del 1565 convola a nuove nozze con Ninfa Ruiz e rinnova alcune parti del Castello che potevano ricordare la Baronessa di Carini. Intanto il Barone Cesare Lanza, forte delle suo influenze presso la corto di Spagna, riesce a far archiviare il caso, mentre il popolo terrorizzato e' obbligato al silenzio.
Il perche' di questo orrendo delitto e' inconcepibile, Laura era una donna di grandi virtu' e di grande fascino, ed il popolo l'aveva come un angelo. Fin dalla sua prima infanzia ebbe modo di frequentare sia i La Grua che i Vernagallo, con i cui figli frequento' scuole di musica, danza e canto. Sorse tra loro una grande amicizia alimentata da incontri, battute di caccia, ricevimenti ed altro. Ad un certo punto subentro' l'interesse delle famiglie.
Laura era una ragazza che poteva dar lustro sia ai La Grua che ai Talamanca, ma i La Grua bruciano i tempi la chiedono in sposa per il figlio Vincenzo. All'eta' di quattordici anni, il 21 dicembre 1543 viene celebrato il matrimonio.
Non era possibile farsi precedere dai Vernagallo, anche se era nota a tutti la grande tenerezza di Laura per Ludovico. Tuttavia il fatto, almeno in apparenza non turbo' l'amicizia fra le famiglie. Infatti, nonostante tutto Ludovico era considerato come uno di famiglia. A poco a poco pero', gelosie e vecchi rancori emersero fra i La Grua, Lanza e Vernagallo, ed ecco le insinuazioni, le calunnie ed infine il tragico evento.
Nessun documento esiste nell'archivio di famiglia o nella tradizione del popolo che possa offuscare la nobilta' della figura della Baronessa di Carini. La sua era stata un'amicizia che nulla aveva avuto di lussurioso o di cattivo e quanto si dice degli otto figli di Laura che avrebbero avuto per padre Ludovico Vernagallo, e' pura fantasia.
Purtroppo la fantasia di coloro che in seguito si sono ispirati all'evento, presentarono i fatti sotto molteplici aspetti. Il vero studioso e' stato Salvatore Marino il quale nella prima edizione del 1871 raccolse la recita del contadino cantastorie carinese, Giuseppe Gargagliano. Ma nel 1872 lo stesso Marino presentava una seconda edizione ritoccando fatti poeticamente importanti, della prima. Nel 1913, infine presentava il poemetto in una edizione che lui stesso chiama storica.

IL CENTRO STORICO

Chiesa Madre

Nel secolo della "baronessa" il vecchio borgo medioevale della "Terravecchia" si allargo' verso l' attuale Piazza Duomo. Nuove strade, chiese e conventi furono costruiti. L' espansione della cittadina continuo' nei secoli successivi ed in particolare negli ultimi decenni con la creazione di nuovi insediamenti abitativi a valle (Piano Agliastrelli). Infatti, si accede al centro antico, dopo aver attraversato il Corso Italia, l' asse dei moderni quartieri, salendo dalla Via Palermo. Seguendo il tornante, immediatamente al di sotto della rupe fortificata, si giunge al Corso (Corso Umberto I). Subito a destra e' il Palazzo Comunale, quindi, poco dopo, si trova la fontana della Badia. Dietro la fontana si erge l' antica porta di accesso al borgo medioevale (XII secolo) recentemente restaurata. Oltrepassata la porta troviamo subito la Chiesa di San Giuliano (detta del Purgatorio), procedendo a destra della quale si raggiunge l' ingresso del Castello (in restauro) posto su una rampa semicircolare. Una bella visione della parte occidentale del Castello con la grande torre maestra la si puo' avere dalle stradine della Terravecchia (l' accesso e' a destra del prospetto della Chiesa di San Giuliano). Ritornando alla fontana della Badia troviamo subito di fronte la Chiesa di San Vincenzo (Badia).

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